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29 set 2014

LETTERA DEL PRESIDENTE AGLI ISCRITTI

Care colleghe e cari colleghi,

come credo ormai vi sia noto, il Consiglio dell’Ordine degli Architetti mi ha chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente.

Grato per la fiducia affidatami, non posso nascondere, a me stesso ed a tutti voi, la preoccupazione per le difficoltà e per le grandi responsabilità cui sono stato chiamato.

E’ questo un momento molto difficile per la nostra professione. La crisi economica, la conseguente crisi edilizia ed immobiliare e le difficoltà crescenti nel campo dei LL.PP. hanno acuito le contraddizioni strutturali presenti nel nostro “mestiere” di architetti. E’ fuor di dubbio che il perdurare di una tale situazione avrà ripercussioni gravissime, sia per quanto riguarda le condizioni attuali del nostro lavoro, sia per quel che concerne le prospettive future.

Nell’attuale situazione, per meglio rispondere ai problemi che affliggono la nostra condizione di architetti, è necessario dunque fare sì che l’Ordine avvii un processo di profonda trasformazione nel suo modo di lavorare e di rapportarsi con l’esterno.

L’Ordine dovrà diventare sempre più un luogo partecipato, focolaio di proposte e di elaborazione, capace di svolgere un ruolo di supporto nell’ azione di contrasto alle difficoltà con cui ogni giorno ciascuno di noi è costretto a fare i conti nella propria attività professionale e, allo stesso tempo, capace di svolgere un’ intensa azione per influire incisivamente sul sistema normativo fatto di procedure, spesso illogiche e contraddittorie, che appesantiscono enormemente l’azione di trasformazione del territorio.

C’è bisogno di una intelligente semplificazione delle procedure, che porti sempre più all’esterno della P.A. gli aspetti istruttori delle procedure edilizie, assegnando ai tecnici liberi professionisti, ai progettisti, la responsabilità di asseverare la conformità degli interventi alle norme ed ai regolamenti vigenti.

Importante e sempre più incisivo dovrà essere il ruolo dell’Ordine nel rapporto con la P.A-non solo per tutelare e valorizzare il ruolo dei tecnici interni, ma anche e soprattutto per rilanciare i temi centrali del RI.USO e della sostenibilità, della riduzione del consumo di suolo e della salvaguardia dell’ambiente, al fine di rendere le nostre città più umane e più vivibili. Altrettanta attenzione va posta alla questione riguardante l’auspicata riforma del “fare architettura”, per porre finalmente al centro dell’interesse collettivo il “progetto”, che privilegi i concorsi come strumento prevalente per scegliere i migliori progetti. Concorsi che non penalizzino più i giovani e gli studi più piccoli, spesso portatori di innovazione, eliminando sbarramenti come il fatturato o il numero di dipendenti. Le norme vigenti in materia di LL.PP. (Codice degli appalti) privilegiano le società di ingegneria e le imprese, relegando il progetto di architettura ad ruolo secondario o addirittura inesistente. Una legge sull’architettura, ormai non più rinviabile, deve necessariamente passare da una revisione del Codice degli Appalti. Questi saranno gli impegni che verranno affrontati unitariamente ed in coordinamento con la rete delle professioni tecniche a cui siamo legati da una antica prassi di collaborazione.

Nelle prossime settimane si dovrà intensificare la nostra capacità di denuncia e di proposta per affermare in ogni sede il valore della cultura del progetto.

I compiti che ci aspettano sono ardui e complessi, ritengo, però, che tali compiti potranno essere più efficacemente affrontati aprendo una fase di partecipazione attiva degli iscritti nella vita dell’Ordine.

Crediamo che sia necessario dare vita ad un “Patto” tra Consiglio dell’Ordine ed iscritti che abbia al centro la scelta degli obiettivi e lo sviluppo di un inedito e costante impegno condiviso per ottenere dei risultati apprezzabili. Bisogna in buona sostanza cambiare profondamente il nostro modo di lavorare attuando una “riforma di fatto” dell’Ordine: non centri autoreferenziali ma luoghi volti a dare voce ai problemi, e sono tanti, della nostra professione.

Non nascondo come in questi mesi il Consiglio sia stato impegnato ad affrontare problemi interni che hanno portato alle dimissioni di 5 consiglieri appartenenti alla lista “Ordinepuntoacapo”, la cui decisione ha suscitato un forte senso di delusione. visti i ripetuti tentativi di costruire un percorso unitario, che i cinque consiglieri hanno rifiutato scegliendo la strada del “ritiro”, una sorta di “Aventino”, e assumendo posizioni pregiudiziali e spesso strumentali. Rispetto la loro decisione, pur non condividendo, in un momento così difficile per la vita professionale, la rinuncia a contribuire alla soluzione dei problemi ed a svolgere un ruolo di stimolo e di proposta nell’interesse comune. Si sostiene che l’attuale maggioranza non sia stata in grado, in questo primo anno, di affrontare i problemi dell’Ordine; ciò non è del tutto esatto, anche se riteniamo che la nuova fase sia il frutto di una riflessione critica sull’esperienza maturata da cui è scaturito il rinnovamento dell’esecutivo e la messa a punto di un nuovo modo di governare il nostro Ordine.

Ma non è mia intenzione rinfocolare le polemiche, credo che la priorità sia quella di occuparsi dei problemi veri che vive la nostra professione. Il senso di responsabilità ci porta a ritenere che occorra fare di tutto per riuscire ad essere utili alla causa comune e l’abbandono delle cose iniziate non fa parte della nostra cultura, di solito, fino a prova contraria, li portiamo a termine.

Vorrei infine ringraziare Alfonso Porrello che in questo anno ha svolto con impegno costante un lavoro difficile, affrontando problematiche inedite e misurandosi con le difficoltà economiche in cui si è trovato il nostro Ordine. Siamo sicuri che non mancherà il suo contributo e la sua esperienza nella vita futura del Consiglio e questo sarà per noi un punto di forza che ci aiuterà nel nostro difficile lavoro.

Siamo già a lavoro, non perderemo un minuto di tempo e cercheremo di fare tutto ciò che è nelle nostre capacità, chiameremo tutti gli iscritti a dare i loro fattivo contributo, e quanto faremo sarà fatto in nome della dignità degli architetti e del loro lavoro.


Francesco Miceli